Il cinico Erode torna a ferire
Una nuova “strage degli innocenti” –Omelia delle Ceneri 02.03.2022
Nel III Millennio dove termini come integrazione, globalizzazione, mondializzazione, villaggio globale, fanno pensare a scenari di interazione e collaborazione reciproca o persino di convivenza pacifica fra popoli dove programmi televisivi come Verissimo, o il Grande fratello sembrano voler presentare uno scenario di gioia e divertimento per tutti, una mano assassina ha deciso di sobillare la tranquillità umana con una avanzata spedizione di guerra nei confronti di un popolo già martoriato in un recente passato e costretto a ripercorrere scenari di devastazione ben noti, una rinnovata strage degli innocenti che si ripete ancora… e, per di più, in un contesto già messo a dura prova dalla pandemia del COVID 19, dalla quale con fatica stiamo ancora tentando di uscire. In un breve lasso di tempo siamo passati dal tunnel psicologico pandemico al tunnel psicologico bellico!
Il mondo intero è ancora in preda alla paura, al pericolo, a tante incertezze, all’imprevedibilità per quanto ha sperimentato in questi due ultimi anni.
Un’umanità ancora bisognosa, dunque, di riappropriarsi del suo percorso di vita ordinario, di recuperare la capacità di relazionarsi, di stare insieme, di fare “koinonia”, di costruire un’Oikos, una casa, dove i fratelli si radunano per “fare famiglia”.
La guerra è una follia, è irragionevole, è demoniaca, in qualche modo ha a che fare col diavolo che vuole distruggere la vita e distruggere il mondo.
“Chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace; e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra (Papa Francesco, Angelus del 27/02/2022).
Su ogni scenario di guerra si staglia ancora oggi la profonda disapprovazione divina con le sue invettive: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?» (Mt 17,17).
In questo Mercoledì delle Ceneri il Papa invita tutti a fare di questo giorno una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Ucraina.
Una giornata per stare vicino alle sofferenze del popolo ucraino, per sentirci tutti fratelli e implorare da Dio la fine della guerra che ha già prodotto, in pochi giorni, i suoi danni; basti pensare a 16 bambini già uccisi nella guerra con la Russia, da Polina, morta in auto, ad Alisa, uccisa dalle bombe. Altri 45, ha riportato il premier Zelensky, sono stati feriti. Il grido di dolore dei medici: «Mostrate questo a Putin».
Polina aveva solo 10 anni e l’anno prossimo avrebbe cominciato la prima media. Ma Polina in prima media non andrà mai: è stata uccisa insieme a sua madre e suo padre mentre tentavano di uscire da Kiev in macchina, secondo quanto denuncia sui social il vicesindaco Volodimyr Bondarenko. Suo fratello e sua sorella sono invece in ospedale in terapia intensiva e nessuno sa se riusciranno a sopravvivere.
Il nostro Presidente del Consiglio ha affermato: Di fronte alla “aggressione premeditata e immotivata” da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina, “tocca a noi tutti decidere come reagire. L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte”. Ha parlato di aiuti, sostegni economici da far giungere (come anche il Papa ha già fatto) e di accoglienza dei profughi che intendono ricongiungersi a parenti e amici già da tempo presenti in Italia.
Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni, a poca distanza da noi, giacché l’Italia dista appena 2000 Km dall’Ucraina, non possiamo rimanere indifferenti, in quanto tutti facciamo parte della stessa umanità e tutti siamo membri dello stesso Pianeta.
Nell’editoriale del quotidiano cattolico AVVENIRE di oggi (02.03.22) si legge: “La creazione del mondo è incompleta, tocca a noi completarla. Il mondo è bello perché si può colorare, colorarlo significa completarlo”. Ecco qual è il nostro compito, la nostra missione: completare/colorare il mondo. Senza distruggerlo o pretendere di impossessarci di esso perché, giova ricordare sempre a noi e a tutti, che il mondo è di Dio, e ciascuno di noi può cogliersi come operaio e artigiano che se ne prende cura a vantaggio di tutti.
La Quaresima non è solo un tempo opportuno per passare in rassegna quelli che potremmo definire i “mali e orrori sociali”, ma anche e soprattutto quelli personali che si annidano nelle profondità del nostro essere e che spesso sorvoliamo o che impariamo a convivere.
Nell’Angelus di domenica scorsa (27.02.22) il Pontefice, commentando il Vangelo della correzione fraterna (Lc 6,41-45), aggiungeva: ”Il Signore ci invita a ripulire il nostro sguardo. Per prima cosa ci chiede di guardare dentro di noi per riconoscere le nostre miserie. Perché se non siamo capaci di vedere i nostri difetti, saremo sempre portati a ingigantire quelli altrui. Se invece riconosciamo i nostri sbagli e le nostre miserie, si apre per noi la porta della misericordia. E dopo esserci guardati dentro, Gesù ci invita a guardare gli altri come fa Lui – questo è il segreto: guardare gli altri come fa Lui –, che non vede anzitutto il male, ma il bene. Dio ci guarda così: non vede in noi degli sbagli irrimediabili, ma vede dei figli che sbagliano. Cambia l’ottica: non si concentra sugli sbagli, ma sui figli che sbagliano. Dio distingue sempre la persona dai suoi errori. Salva sempre la persona. Crede sempre nella persona ed è sempre pronto a perdonare gli errori. Sappiamo che Dio perdona sempre. E ci invita a fare lo stesso: a non ricercare negli altri il male, ma il bene. Dopo lo sguardo, prosegue il Papa, Gesù oggi ci invita a riflettere sul nostro parlare. Il Signore spiega che la bocca «esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (v. 45). È vero, da come uno parla ti accorgi subito di quello che ha nel cuore. Le parole che usiamo dicono la persona che siamo. A volte, però, prestiamo poca attenzione alle nostre parole e le usiamo in modo superficiale. Ma le parole hanno un peso: ci permettono di esprimere pensieri e sentimenti, di dare voce alle paure che abbiamo e ai progetti che intendiamo realizzare, di benedire Dio e gli altri. Purtroppo, però, con la lingua possiamo anche alimentare pregiudizi, alzare barriere, aggredire e perfino distruggere; con la lingua possiamo distruggere i fratelli: il pettegolezzo ferisce e la calunnia può essere più tagliente di un coltello!”.
Carissimi, cogliamo questo tempo liturgico come un vero e proprio Kairos, cioè un tempo di grazia da vivere non tanto come “cose da fare” ma come un cuore da cambiare, per riscoprire la forza dell’amore che ci sprona a fare del bene giacché, come amava dire Gandhi: «Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fin tanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».
don Pasquale Zecchini
Veglia di Pasqua 2021
“Veglia della Notte Santa, la madre di tutte le veglie”.
Così S. Agostino definisce questa celebrazione, la più importante dell’anno liturgico.
È cominciata nella semplicità del campetto della nostra parrocchia la nostra Veglia di Pasqua. Non eravamo al buio ad attendere la tua luce Signore, nessuna candela tra le mani, mancava anche la tua statua da scoprire Signore!
Distanziati come le fredde pedine di una dama proprio come vogliono le normative anti contagio eravamo lì ed eravamo in tanti a vegliare e nel silenzio dei nostri cuori meditavamo agli ultimi giorni trascorsi, quelli del Triduo, durante i quali abbiamo ricordato insieme alle tue paure e alle tue sofferenze anche le nostre. Si perché in questi mesi bui di pandemia tante volte abbiamo perso la speranza e la gioia! Ma tu Signore questa sera ci hai inondati con il Tuo Santo Spirito di luce e di una speranza sempre nuova! Perché “La fede non è un repertorio del passato, Gesù non è un personaggio superato. Egli è vivo, qui e ora. Cammina con te ogni giorno, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro. Apre vie nuove dove ti sembra che non ci siano”.(Papa Francesco nell’omelia della Veglia Pasquale nella Notte Santa di Pasqua 2021).
Sì perché in questa notte di Pasqua siamo stati raggiunti da un annuncio sempre nuovo che ci ha riempito il cuore di gioia e di meraviglia: Cristo ha sconfitto la morte ed è risorto, e anche noi con Lui, siamo passati a vita nuova.
Sì è proprio cosi! Questa sera abbiamo visto l’amore vincere!
ALLELUIA!
Una catechista.
Omelia Veglia Pasquale 2021

Coraggio sono io non abbiate paura
Fratelli carissimi, è Pasqua!
Dio torna a passeggiare con gli uomini, per le strade della vita per rivestirli della veste della sua misericordia e della sua tenerezza, per farsi carico del suo sudore, per mettere ali ai suoi piedi e radici nei loro cuori.
Risorgano le famiglie, e sia mattino di pasqua sui volti di che è stato segnato dalla sofferenza.
Sia Pasqua per i tanti fidanzati che, in più occasioni in questo anno, hanno dovuto rimandare la data del giorno di nozze.
Risorga dal torpore la nostra città e il nostro quartiere perché possano costruire spazi di condivisione e di solidarietà, di giustizia e di carità.
Risorgano i giovani e il loro cuore torni a sognare, trovino in Cristo risorto il loro vero amico e l’unico loro Maestro.
Tornino a gioire i bambini costretti all’isolamento forzato e privati dell’incontro con i loro coetanei nel contesto dell’esperienza di apprendimento scolastico e dalla vita sociale, per sfuggire dal nemico che vuole “mordere” o soltanto “ferire”.
Che la luce di questo cero pasquale, segno di Cristo risorto, accenda nei nostri cuori la speranza, e come le donne al sepolcro, ci faccia correre per le strade del mondo a illuminare le notti di quanti vivono ancora nelle tenebre del male, a portare il lieto annunzio a quanti sono schiacciati dal peso della tristezza, a fasciare le piaghe di tanti cuori spezzati.
Il Risorto ci dice ancora oggi: Coraggio sono io non abbiate paura (Mt. 14,22-33)
Sia per tutti pasqua di risurrezione e di speranza. AUGURI – AUGURI – AUGURI!!!
don Pasquale
Venerdì Santo 2021
Nella semplicità e nel silenzio è iniziata la liturgia della Passione di Cristo del Venerdì Santo. Nella consapevolezza dell’uomo che riconosce il suo peccato e la sua miseria il celebrante, come rappresentante del popolo di Dio e dell’intero genere umano, si è prostrato per terra per alcuni minuti per poi guidare la celebrazione nei tre momenti fondamentali: la Liturgia della Parola – l’Adorazione della Croce – la Comunione Eucaristica.
Le norme liturgiche per le celebrazioni del triduo 2021 in tempo di Pandemia hanno aggiunto una preghiera straordinaria alle dieci stabilite dal Messale:
Nella presente situazione drammatica della pandemia del coronavirus che attanaglia il mondo intero, preghiamo per i defunti, per quanti sono smarriti per la morte dei loro cari, per le persone ammalate e i loro familiari, per le conseguenze incerte sul lavoro di tante nostre sorelle e fratelli.
Vieni ora in nostro aiuto Dio onnipotente, affinché possiamo sperimentare il tuo amore che guarisce. Accogli nella tua misericordia coloro sono morti a causa del virus. Conforta le famiglie dei malati e delle vittime. Sii vicino ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari. Sostieni gli sfiduciati.
O Padre che tutto rinnovi nel tuo Spirito, benedici il mondo, dona salute al corpo e conforto al cuore.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
“Tutto è compiuto” Gv. 19, 30, in greco: “Tetélestai”

Chinarsi verso l’altro, è stata questa la grande “lezione” che il divino Maestro ci ha consegnato ieri, per permettere all’altro di sollevarsi, o talvolta anche guarire, in una prospettiva di amicizia e di amore.
Tutto questo ce lo ricorda ancora oggi il Maestro.
L’evangelista Giovanni ci riporta il grido di Gesù sulla Croce disse: “Ho sete” (Gv. 19,28): il Crocifisso ha sete per la salvezza dei suoi crocifissori, per la diffusione del vangelo, per l’unità dell’umanità.
“I thirst” (ho sete), c’è scritto sul crocifisso della Casa Madre delle Suore della Carità di Madre Teresa di Calcutta e in ogni cappella – in ogni parte del mondo – di ogni casa della famiglia religiosa di Madre Teresa.
La croce rivela questo amore superumano: ecco perché costituisce la chiave della spiritualità della piccola Suora dalle origini Indiane e dell’ordine femminile da Lei fondato.
Carissimi dobbiamo comprendere che quanto stiamo celebrando in questi giorni non è il puro ricordo di un fatto avvenuto una volta a Gerusalemme e ormai perso in un lontano passato; è una memoria che anche oggi è arricchita della medesima realtà di quegli eventi. Sotto un rito semplice e significante, il Signore Gesù si fa davvero presente con la sua persona adorabile, col suo sacrificio che ha sancito la Nuova Alleanza, con un nutrimento arcano – la sua “carne per la vita del mondo” (cf Gv 6,51) – che ci consente misteriosamente ma realmente di vivere la sua stessa vita.
La morte in Croce di Cristo, che questa sera rievochiamo, non è dunque un’esperienza remota ed estranea, che impallidisca sempre più con l’implacabile fuggire dei secoli: al contrario, ci propone una partecipazione personale e coinvolgente all’avvento centrale della storia, che è reso presente; non è la cenere di un fuoco irrimediabilmente spento, è la fiamma di un amore che continua a divampare nei cuori.
Il Vangelo di Luca racconta: “tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto” (Lc 23,48), anche noi, tornando alle nostre case, dovremmo dire: “Grazie Gesù hai fatto tutto questo anche per me!”.
Vorrei accostarmi al Mistero della Croce questa sera attraverso i testi e la fede di alcuni Padri della Chiesa:
Ci fa riflettere un testo liturgico della Liturgia Ortodossa:
“Vediamo oggi compiersi un tremendo e straordinario mistero! L’inafferrabile viene arrestato; colui che libera Adamo dalla maledizione viene legato; colui che scruta i cuori e i nervi ingiustamente è sottoposto ad inchiesta. E’ chiuso in prigione colui che chiude l’abisso. Compare davanti a Pilato colui davanti al quale stanno tremanti le potenze celesti. Il creatore è schiaffeggiato dalla mano della creatura. E’ condannato al legno colui che giudica i vivi e i morti. Viene chiuso nel sepolcro lo sterminatore dell’Ade. Gloria a te, Signore, paziente che sopporti tutto con amore per salvare tutti dalla maledizione”
(Dal Vespro del Grande Venerdì).
La Croce da una parte, secondo S. Giovanni Crisostomo
è ”l’inizio della salvezza dell’uomo”, “causa di innumerevoli beni”, perché “salvò e trasformò il mondo, scacciò l’errore, introdusse la verità, cambiò la terra in cielo, fece gli uomini angeli”.
Secondo S. Cirillo di Gerusalemme
“ogni opera di Cristo è gloria della Chiesa universale, ma gloria delle glorie è la Croce” rivelando (essa) nel mondo il suo infinito amore per l’uomo, riconcilia di conseguenza l’amore con l’immortalità che possedeva l’uomo prima della sua caduta nel peccato e l’immortalità con la vita, che sono frutti eterni, doni divini, dati dal Dio Trino all’uomo salvato.
Per S. Giovanni Crisostomo la CROCE è FESTA: FESTEGGIAMO LA CROCE DI CRISTO:
Oggi il Signore Gesù è sulla croce e noi facciamo festa: impariamo così che la croce è festa e solennità dello spirito. Un tempo la croce era nome di condanna, ora è diventata oggetto di venerazione; un tempo era simbolo di morte, oggi è principio di salvezza. La croce è diventata per noi la causa di innumerevoli benefici: eravamo divenuti nemici e ci ha riconciliati con Dio; eravamo separati e lontani da lui, e ci ha riavvicinati con il dono della sua amicizia. Essa è per noi la distruzione dell’odio, la sicurezza della pace, il tesoro che supera ogni bene.
(Eis ton stauron kai eis ton lesten, Omelia 1: P.G. 49, 399-401)
Grazie alla croce non andiamo più errando nel deserto, perché conosciamo il vero cammino; non restiamo più fuori della casa del re, perché ne abbiamo trovato la porta; non temiamo più le frecce infuocate del demonio, perché abbiamo scoperto una sorgente d’acqua. Per mezzo suo non siamo più nella solitudine, perché abbiamo ritrovato lo sposo; non abbiamo più paura del lupo, perché abbiamo ormai il buon pastore. Egli stesso infatti ci dice: lo sono il buon pastore (Gv. 10,11). Grazie alla croce non ci spaventa più l’iniquità dei potenti, perché sediamo a fianco del re. Ecco perché facciamo festa celebrando la memoria della croce
don Pasquale Zecchini
Giovedì Santo 2021
Anche la messa di Giovedì Santo 2021 è stata limitata dalle disposizioni anti-covid, impedendoci di svolgere il rito seppur facoltativo della lavanda dei piedi. Ha visto però una grandissima e accorata partecipazione di fedeli, sempre nel rispetto delle norme di sicurezza.
PANE DIVISO E CONDIVISO NELL’AGAPE E NELLA DIAKONIA
Ancora oggi si fa riconoscere nello “spezzare il pane”
(klásis tou ártou)
L’ evangelista Giovanni non parla della istituzione dell’Eucaristia, cioè di ciò che Gesù ha fatto col pane e con il vino in quella Sua Ultima Cena terrena.
Si è dimenticato? Perché non ne parla? Non può essersi dimenticato!
Niente di tutto ciò! Nell’ottica di Giovanni l’Ultima Cena va guardata più in profondità.
Egli cioè propone una sorta di “radiografia dell’Ultima Cena”, non si ferma al visibile, ma và più in profondità. Giovanni mostra che Gesù lava i piedi gesto che per lui è quasi “cuore della Cena” che, così, diventa più di un pasto conviviale.
Il più grande si fa più piccolo; per amore, si fa servitore.
Il Figlio di Dio si fa schiavo per noi. Prende il catino e lava i piedi: lascia la tavola, depone le vesti e si cinge un grembiule, prende un asciugatoio per asciugare i piedi dei suoi discepoli.
Solo Giovanni riporta questa scena che, se non ripetiamo in ogni celebrazione, è anche vero che non deve sfuggire dalla nostra memoria.
Infatti, può accadere di vedere la mensa, il pane e il vino, i fiori, ma non il Signore che si abbassa davanti a ciascuno di noi. Che cosa ci scuoterà dal sonno e ci renderà capaci di profondità? Giovanni ci invita a contemplare a lungo questa icona dell’amore, finché questa icona dalla vista giunga fino al cuore.
Alla mensa siamo attorno a Cristo e Lui viene a lavarci i piedi. Come Pietro, vorremmo dirgli di no, perché comprendiamo che dobbiamo a nostra volta, lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio da ripetere, un esempio da comprendere, un atteggiamento da assumere: essere umili per lasciarci amare. Non si tratta di uno spettacolo o di un teatrino, ma di un appello esigente che ci invia in missione, per fare anche noi lo stesso. Vi ho dato un esempio, perché facciate lo stesso (Gv 13,15).
È l’impegno del servizio, il dono, la grazia del servizio, per essere trasformati in servitori di Dio, della Chiesa, dell’umanità intera. L’Eucaristia ci svela che bisogna alzarsi da quella tavola, dove si sta bene, a volte circondati dal calore del gruppo e deporre le vesti che significa tirarsi su le maniche, e perdere la vita. Prendere l’asciugatoio e cingerlo. Essere chiesa del grembiule (come diceva il vescovo Tonino Bello), chiesa del servizio.
Ecco cosa ha individuato Giovanni nella “radiografia della Cena di Gesù”.
Ma questa è una delle due facce dell’Eucaristia: la diakonia!
L’altra la raccontano gli altri evangelisti sinottici (Matteo 26, 20-30; Marco 14, 22-25; Luca 22, 14-39; Giovanni 26;13-17; Paolo 1Cor 11,23-26 Mt. 13, 16-17.
L’Eucaristia ha bisogno del prete e della comunione di amore che è la Chiesa. Ciascuno vi contribuisce per la sua parte.
Prese il pane, e continua: lo spezzò, ecco un altro dettaglio sottolineato dai tre evangelisti – è sicuramente per mangiarlo: bisogna spezzarlo. In effetti la tradizione cristiana ha colto ben altro, non si tratta solo di un gesto utilitario, non si tratta di un semplice gesto pratico, ma perché è il segno della Passione, Cristo stesso si è lasciato spezzare, rompere dalla sofferenza.
Il “pane della condivisione” evoca – tra le altre – la valenza etico-sociale dell’eucarestia.
La Chiesa vede nell’Eucaristia il sacramento che, oltre a costituirla, dà forma alla sua esistenza.
Non è forse l’Eucaristia il segno dell’unità e il vincolo della carità che insieme lega il corpo ecclesiale?
La comunione eucaristica diventa così la forma della comunione ecclesiale. Sottolineare ciò significa richiamare il compito che impegna tutto il popolo di Dio ad essere “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1). Impegna i sacerdoti a essere ministri di quella carità pastorale che non solo scaturisce dall’Eucaristia ma trova nella celebrazione di questa la sua più alta realizzazione. Sollecita le persone consacrate a ritrovare nell’Eucaristia la sorgente di sempre rinnovato dono a Dio e alla sua Chiesa. Per tutti fedeli laici impegnati nelle varie attività apostoliche l’Eucaristia è l’alimento che sostenta l’impegno missionario e ne assicura l’efficacia profonda.
E’ l’Eucaristia che fa la Chiesa e la nutre, come un tempo la manna nutrì il popolo dell’Antica Alleanza e gli permise di sopravvivere durante i quarant’anni di cammino nel deserto. Durante i quarant’anni ma non oltre. Solo l’Eucaristia consente di vincere la morte.
L’Eucarestia spinge ogni credente in Lui a farsi áá pane spezzatoññ per gli altri, e dunque ad impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. (…) Davvero la vocazione di ciascuno di noi è quella di essere, insieme a Gesù, áápane spezzatoññ per la vita del mondo”(Benedetto XVI).
Gesù si dona nell’Eucarestia tanto disarmato da farsi “mangiare e bere” tutte le volte che lo desideriamo. Dopo averlo ricevuto nell’Eucarestia, possiamo ancora dubitare di essere amati da Lui? Che altro potrebbe fare per provarci il Suo amore?
“E voi, fategli buona compagnia, non perdete una così bella occasione per manifestargli le vostre necessità dopo la Santa Comunione. E se la vita vi chiama ad altre occupazioni cercate di rimanergli uniti con l’anima. Se appena ricevuta la S. Comunione uno non vede l’ora di uscire di chiesa e così si ingolfa nelle occupazioni e negli affari del mondo, come volete che il Signore gli si manifesti?” (S. Teresa d’Avila).
Il messaggio di PAOLO VI “Omnia Nobis Est Christus” (Cristo è tutto per noi!), scritto per la Quaresima 1955, Sì, Gesù Cristo, Nostro Signore, è a noi necessario. Il tema è sempre nuovo; non lo si dica già conosciuto; esso è inesauribile”. “Cristo è il nostro tutto”. Scrive Papa Paolo VI: “Non sempre nei fedeli è presente l’idea che noi siamo di Cristo. E’ per Lui che noi formiamo una sola famiglia, un sol corpo: la Chiesa.
Preghiamo insieme con le Parole di Paolo VI (26 marzo 1972)
Siamo qui, Signore, per riconoscere e proclamare che Tu sei il Cristo, il Salvatore, Colui che solo dà senso, valore, speranza, gioia alla vita degli uomini, alla nostra vita. Sei Tu, Gesù, che liberi gli uomini dalle catene del peccato e da quelle altre catene interne ed esterne di ogni schiavitù. Sei Tu, Gesù, che ci dai le ragioni per cui vale la pena di vivere, di amare, di lavorare, di soffrire e di sperare. Sei Tu, Gesù, che ci insegni le supreme verità, che ci obblighi a considerarci fratelli. Sei Tu, Gesù, che ci soffi nei cuori il Tuo Spirito di sapienza, di fortezza, di gioia e di pace. Sei Tu, Gesù, che ci fai Chiesa. Noi abbiamo bisogno di Te. Tu sei la nostra segreta Aspirazione a fare della vita una cosa seria, un momento di pienezza, un’ora di sapienza, un dono d’amore, un inno a Dio. Amen
don Pasquale
Altare della reposizione 2021

Domenica delle Palme 2021
“ELOÌ ELOÌ, LEMÀ SABACTÀNI”
Apparentemente Dio sembra essere sordo e muto a questo grido di straziante dolore di Gesù sulla Croce, le ultime parole della sua vita terrena secondo il Vangelo di Marco.
Ci commuove e ci fa riflettere la confessio fidei del centurione che visto morire Gesù in quel modo disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 14,39).
In quale modo? Con la pazienza, la mitezza, la misericordia… cioè senza sentimenti di odio, vendetta, rancore per il torto subito!
Ma ci è lecito chiederci: Dio dov’era?
Il male sembra aver preso il sopravvento sul bene e Gesù sembra un figlio abbandonato dal Padre.
Si, cosa ha fatto Dio per alleggerire il peso della croce del Figlio??? Apparentemente nulla!!!
Anzi, sembra aver permesso al male di accanirsi su di Lui.
Invece Dio c’era!
Si, ha sostenuto il Figlio infondendogli pazienza, amore, docilità come Agnello mansueto fu condotto al macello (Ger. 11,19).
Si, Dio ha dato forza al suo Figlio perché riuscisse a sopportare la Sua sofferenza e tanti Tradimenti:
- Tradito dalla gente che prima lo ha osannato e poi condannato gridando: Crocifiggilo!
- Tradito da Giuda, uno dei suoi discepoli, con un bacio;
- Tradito da Pietro che gli aveva promesso fedeltà e sequela eterna e indefettibile;
- Tradito dal Sinedrio, l’autorità religiosa del tempo;
- Tradito da Pilato, l’autorità civile del tempo.
In questi giorni che ci preparano alla Pasqua con dovute e doverose limitazioni a motivo del Covid da abbattere, più che pensare a ciò che non ci è dato di poter fare, pensiamo e impegniamoci su quanto si può fare: guardiamoci dentro e cerchiamo di rimuovere eventuali tracce di: falsità – ipocrisie – doppiezze – tradimenti – promesse che facciamo e non manteniamo – e… cose di questo genere.
In questo anno di pandemia che abbiamo vissuto, forse anche noi abbiamo potuto dire a Dio: “ELOÌ ELOÌ, LEMÀ SABACTÀNI”???
E Dio, in tanti modi, ha detto a noi come quel giorno a suo Figlio: Sono qui figlio mio! Sono qui figli miei, sono accanto a voi, non vi abbandono mai!!!
Io VI AMO e VI PERDONO!!!
Settimana Santa 2021

Carissimi genitori dei ragazzi di Catechismo e fedeli tutti,
siamo coscienti del fatto che il periodo che stiamo vivendo è abbastanza critico e perfino drammatico!
Ci auguriamo che il vaccino possa porvi rimedio a questo “leone”, ossia Covid 19, che vorrebbe “divorarci” o “ferirci”.
Tuttavia la vita deve continuare ad avere il suo percorso, se pur con le dovute cautele e modalità, che da un anno ci stanno suggerendo e che non sempre osserviamo scrupolosamente.
Come sapete da Domenica iniziano per la cristianità i GIORNI SANTI della commemorazione della PASSIONE – MORTE e RISURREZIONE di GESU’CRISTO.
La fede potrebbe essere una LUCE in questo momento di buio e smarrimento! Perché privarci di questa forza assai necessaria per voi e per i vostri figli?
I decreti e provvedimenti governativi hanno permesso alle Chiese di celebrare in presenza i vari riti della Settimana Santa forse perché si è capito che proprio dalla fede possiamo attingere, in quest’ora, la “medicina” e la forza morale per combattere l’oscurità e il pericolo in agguato.
Isolarci, poi, non fa per niente bene!
Già vivremo tutti una “Pasqua da reclusi” ognuno segregato nelle proprie case e possibilmente con pochi componenti familiari….
perché non approfittare “dell’ora d’aria” per prendervi parte alle celebrazioni liturgiche previste nella nostra comunità parrocchiale a partire dalla domenica delle Palme – Giovedì – Venerdì Santo e Veglia Pasquale???
D’altronde la maggior parte delle celebrazioni le vivremo negli spazi aperti della nostra parrocchia come indicato per ogni celebrazione dal programma predisposto con gli orari e i vari giorni.
Il mio invito più appassionato è quello di far prevalere la ragione, il buon senso e la voglia di rivederci (con distanziamento) e PREGARE INSIEME IL DIO DELLA GIOIA, DELLA LUCE e DELLA VITA!!!
Vi aspetto numerosi
Don Pasquale
27 marzo 2021
Chi ci separerà
«Coraggio, non temete!» (Isaia 43,1)
Messaggio quaresimale nei tempi della “Quarantena domestica”
Domenica 15 marzo 2020 (III Dom. di Quaresima)
Cari fratelli e sorelle, con un po’ di “azzardato umorismo” mi verrebbe da citare quel proverbio che ci ricorda che “non tutti i mali vengono per nuocere”.
Nessuno di noi avrebbe mai pensato di trovarsi nella situazione che insieme stiamo vivendo, che pensavamo facesse parte solo di capitoli di libri di storia di un’epoca cioè remota e ormai tramontata e, invece, è cronaca dei nostri giorni.
Siamo tutti un po’ confusi, frastornati, impreparati…
L’emergenza sembrava così lontana, invece è qui!
Le Ordinanze pubbliche, alle quali tutti ci dobbiamo attenere, ci tengono distanti gli uni dagli altri, al fine di evitare un possibile contagio. Tra queste vi è anche la cessazione della celebrazione della Santa Messa.
È facile in questa situazione, che non ha precedenti, lasciarsi andare spiritualmente e veder indebolita la propria fede con mille dubbi, interrogativi, paure che spesso nascono dalla mancanza di fiducia, esattamente come il popolo d’Israele che si ribella contro Mosè e contro Dio nel deserto, e s’interroga: “Il Signore è in mezzo a noi si o no?” (Es. 17,17).
In quest’ora drammatica giova ricordare che anche noi non siamo soli.
Ancora oggi Gesù ci ripete: Non temere. Io sono con te!
Si, il Signore è con noi, in mezzo a noi per condividere la nostra sofferenza e per sostenerci nella prova.
Non può essere indifferente al nostro grido di dolore e non può non ascoltare la nostra voce. Ci chiede solo di avere fede e continuare a pregare gli uni per gli altri!
Il Virus Covid 19 ci sta facendo “toccare con mano” la nostra impotenza, e al tempo stesso, fa crescere in ciascuno di noi il timore di venirne coinvolti e contagiati.
Da questa situazione dobbiamo apprendere un nuovo stile di vita, per questo all’inizio citavo quel proverbio che, detto in altri termini, potrebbe dire che a volte un evento negativo può dare il via ad un altro evento positivo.
Sono certo che da questi giorni potremo apprendere una “nuova grammatica” del vivere individualmente e socialmente, abbandonando gli “abiti” dell’arroganza, della tracotanza e voglia di prevalere, a tutti i costi, sugli altri e rivestirci, invece, di un maggior senso di altruismo e voglia di con-vivere con l’altro/i, nella dimensione dell’accoglienza, del rispetto e dell’agape.
A noi che stiamo vivendo tempi di buio, di tristezza, di scoraggiamento…per bocca dei suoi ministri il Signore raccomanda e ordina di predicare: «Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete» (cf Is 43,1 – Mc 6,45-52).
Insieme al nostro impegno e alla nostra collaborazione, il Signore farà fiorire ogni cosa.
Devo ammettere che, a me per primo, questi giorni stanno insegnando tante cose:
- in primis il significato e il senso della Chiesa, che non è riducibile a edificio materiale, fatto di pietra (come quello che stiamo costruendo), bensì come il Concilio ama definirla: “Popolo di Dio adunato nel nome della SS.ma Trinità” (LG 1);
- la quotidianità fatta di trama di relazioni, nello stile del vivere con e per gli altri a livello qualitativo;
- il valore dell’amicizia e, dunque, degli amici che non ti abbandonano mai, soprattutto nell’ora dello sconforto, della solitudine e della precarietà in genere, che ti permette di scegliere “Io resto a casa” e anche se solo, in realtà, è come se fossi in compagnia!
Vi confesso, però, che il pensiero di dover celebrare domenica prossima (domani), per la prima volta, senza assemblea, mi rattrista, e non poco…!
Mi tornano in mente le parole del profeta Gioele ascoltate nella liturgia del Mercoledì delle ceneri: “Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti ministri del Signore, e dicano: Perdona, Signore, al tuo popolo…” (Gi 2, 17).
In 25 anni di Sacerdozio non ricordo di aver vissuto una domenica senza Eucarestia!
Neppure questa circostanza dovrà permettere un mio, e un vostro distacco da Lui, il Cristo e Signore della nostra vita!
È vero che il Signore è presente ovunque!
“Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l’Immenso” diceva l’antico Catechismo di S. Pio X.
Il Re Davide affermava: Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove potrei fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti”. (Salmo 139:7-10).
In tutta la creazione non vi è un posto nascosto dalla presenza di Dio.
Il teologo del 19esimo secolo, Charles H.Spurgeon, proclama:
“Noi crediamo che Dio riempie cielo, terra e inferno, che Egli si trovi nello stesso spazio delle Sue creature. Ed anche lo spazio dove vi sono le Sue opere è colmo della Sua presenza. Le profondità delle rocce terrene, il mare in tempesta, il solido granito sono piene della Sua presenza, e non solo negli spazi aperti, ma penetra in ogni luogo, abbondando ovunque in ogni cosa e riempendo ogni cosa della Sua presenza” (Charles H. Spurgeon, Sermon: Jacob’sWakingExclamation (July 21, 1861).
Le varie modalità di presenza di Cristo sono tutte reali, ma nella celebrazione della Eucarestia, essa è reale per antonomasia e per eccellenza perché è anche corporale e sostanziale. E in forza di essa, Cristo uomo-Dio, tutto intero si fa presente.
Carissimi, anche se domenica le campane suoneranno a festa invitandovi a pregare ma i banchi saranno vuoti, spiritualmente vi sentirò vicini e presenti come sempre!
E anche se, attraverso la diretta streaming che sarà possibile seguire attraverso la pagina Facebook (Parrocchia S. Girolamo Bari), non mi sentirete dire: “Scambiatevi un segno di Pace” siate certi che la Sua Pace vi raggiungerà nelle vostre dimore e si poserà di voi in abbondanza inondando i vostri cuori di amore e tanta benevolenza e serenità.
E quella comunione sacramentale che non potrete ricevere accostandovi all’altare, la farete a livello spirituale!
D’altronde, dice bene un canto che tutti noi conosciamo:
Chi ci separerà dal suo amore,
la tribolazione, forse la spada?
Né morte o vita ci separerà
dall’amore in Cristo Signore.
Chi ci separerà dalla sua pace,
la persecuzione, forse il dolore?
Nessun potere ci separerà
da Colui che è morto per noi.
Chi ci separerà dalla sua gioia,
chi potrà strapparci il suo perdono?
Nessuno al mondo ci allontanerà
dalla vita in Cristo Signore.
Con queste consolanti parole, vi saluto e vi benedico!
don Pasquale
Bari, 14 marzo 2020
Altare della reposizione 2019
